Pittore, Giardiniere, Arredatore, Chef, Performer, Fashion Designer:
George Kenneth Scott - in arte Ken Scott - era questo e molto altro ancora.

biografia

biografia

Americano dell’Indiana - classe 1918 - Ken Scott manifesta giovanissimo una forte passione per la pittura che lo porta a studiare a New York. Sono anni intensi e fertili di successi e sperimentazioni. Spirito libero e curioso, dal 1946 si trasferisce in Europa: prima a Parigi e in Costa Azzurra - dove conduce una vita bohèmienne - per poi approdare in modo definitivo a Milano nel 1955. Ed è qui che fonda il marchio Falconetto: sarà partendo dal tessile che l’artista rivoluzionerà il gusto dell’epoca.

Il suo "trademark" diventeranno i colori accesi e solari, gli accostamenti imprevedibili, i fiori gioiosi. Dal 1962 firma collezioni di abiti ed accessori che lo renderanno celebre in tutto il mondo. Inarrestabile la sua ascesa, variegata la sua produzione, avanguardista la sua ricerca e il suo metodo. Alla sfrenata fantasia, alla innata ironia, si accompagnano competenze tecniche straordinarie e il risultato delle sue creazioni - che spaziono in campi diversi - è innegabilmente immortale.

l'artista

Alla prestigiosa Parson School di New York Ken imparò moltissimo ma quell’ambiente colto e snob gli divenne presto stretto e dopo 3 anni approdò alla Moses Soyer, scuola allora impegnata in “realismo sociale”. Grande ammiratore di Paul Klee - che considera il suo maestro - conobbe Matta, Chagall, Rothko nell’atelier d’incisione di William Hayter. Nel 1946 Peggy Guggenheim - alla quale rimarrà legato per tutta la vita - organizza a New York una sua personale di pittura. Tra i vari lavori degli anni americani ci sono vetrine e fondali per fotografi, decorazioni floreali

e poi ecco apparire il disegno per tessuto.In primis fu il talento pittorico ad affiancarsi come vero “mestiere” a tutte le sue altre passioni. Lo stile di Ken Scott è libero, affamato di colore innocente, primario e quasi infantile se alla parola si da l’accezione di puro. Le sue opere hanno accenni che ricordano Boetti e Warhol ma la vena pop dei suoi dipinti - principalmente fiori - si mescola ad un nuovo incanto di tonalità, alla mano allegra e ironica che diventa un personale leitmotif.

fashion designer

fashion designer

“One day I started designing fabrics; that was the end of my painting career“ Ecco la sintesi di una storia d’amore: Ken Scott scelse come base Milano - capitale della Moda Italiana - anche per la vicinanza al distretto tessile di Como . Famoso come disegnatore di tessuti, dotato di un talento speciale per i colori e capace di creare una vera rivoluzione del gusto, alla creatività univa grandi competenze tecniche.

Per primo osò stampare i suoi disegni su tessuti artificiali e inediti inventando una moda “facile da usare” che si lavava a mano, asciugava in fretta, non doveva essere stirata e si compattava in valigia. Versione chic del flower power, Scott prediligerà linee molto semplici e dritte per i suoi capi, in modo da esaltare ed equilibrare l’esuberanza della stampa.

shows

Ken Scott fashion designer rivela in modo eclatante il suo carattere di anticipatore.
Le sue sfilate sono veri e propri show; negli anni ’70 le sue modelle si muoveranno sotto una tenda da circo in abiti da zebra, da leopardo o da giraffa. Sono anni incandescenti e Ken Scott cura ogni aspetto dei suoi eventi: mood, allestimenti, coreografia, accessori, inviti.

Dalla Sala Bianca di Palazzo Pitti dedicata alle “coppie di amanti storici”, al Palazzetto dello Sport di Roma, dal Circo Medini sull’Appia Antica - dove Ken si improvvisa presentatore in veste di domatore - al Piper di Roma, dove sviluppa il tema food in collaborazione con Findus: da ogni evento emergono, indimenticabili, un temperamento istrionico e uno spirito creativo straordinario.

celebrities

“No famous international wardrobe nowadays is complete without a touch of Ken Scott” così scriveva nel 1967 la famosa cronista di moda Eugenia Sheppard. E infatti ecco gli abiti e le fantasie di Ken Scott su attrici, socialites, marchese e principesse, celebrities italiane e straniere: da Audrey Hepburn a Monica Vitti, da Brigitte Bardot a Mina, da Jackie Kennedy a Marella Agnelli, da Violante

Visconti ad Agnese Torlonia…e poi Marisa Berenson, Twiggy, Verushka, Amanda Lear, Capucine, Benedetta Barzini e molte altre ancora. I fiori e i colori di Ken Scott, la sua moda libera, sboccia con la sua raffinata allegria, una scanzonata praticità e la sua originale semplicità, in tutto il mondo.

food mood

Eats & Drinks è il ristorante che Ken Scott apre nel ’69, a Milano e dove tutto - dalle piastrelle alle forchette, dai bicchieri agli sgabelli, dai piatti alle lampade - è disegnato da lui, dimostrazione concreta e stupefacente del suo non avere limitazioni nell’ambito dell’arte applicata. Capace di anticipare inconsapevolmente l’esplosione del food mood dei decenni successivi,

Ken Scott crea un vero e proprio monumento all’eleganza del palato.
Una passione, quella del cibo, celebrata anche con la collezione “gastronomica”
PE 70 con abiti cocomero e stampe di rigatoni giganti, formaggi a buchi, uova al tegamino e polli ruspanti in uno stile tra il Dada e il Pop.

le case

Le sue case erano di una semplicità quasi spartana - con arredi squadrati e razionali - ma arricchite di superfici specchianti che moltiplicavano la luce e lo spazio o rivestite con le sue pastrelle fiorite o tessuti stampati - tutti di sua creazione -

che immediatamente aggiungevano colore e calore all’ambiente. Il dentro e il fuori come vasi comunicanti con il colore protagonista. Case fotografate nelle riviste più prestigiose, antesignane di quanto oggi definiamo lifestyle.

i giardini

Nel 1979, durante un’intervista, Ken Scott si definì un “giardiniere”: per lui piante e fiori rappresentavano l’essenza intrinseca della bellezza. “Giardiniere della Moda” è invece la definizione usata dagli altri per descrivere la sua stupefacente capacità di piantare e coltivare su stoffa fiori variopinti e giardini fantastici. Ken Scott possedeva un talento innato per arredare con il verde: prova ne sono il cortile di Milano trasformato in uno spettacolare giardino pensile, il giardino tropicale della casa di Cuernavaca ricco di alberi ad alto fusto sui

quali si aggrappano orchidee e poi palme, agavi, hibiscus, buganvileee, rose e limoni tra portici ombrosi e terrazze assolate per arrivare al giardino più amato, quello della sua casa di Eze in Costa Azzurra: due terrazzamenti piccolissimi trasformati in un lussureggiante Eden dove alberi da frutto e fiori si mescolano ed esplodono come in una sorta di vivaio permanente del quale, amorosamente, si occupava da solo astraendosi da tutto.